FUTURE MAKERS

Giulia Realmonte

“Non mi è mai piaciuta l’idea di scegliere una sola strada, ho sempre cercato di non rinunciare a niente tra scuola, danza, ripetizioni, scout e i tanti progetti in cui mi sto facendo coinvolgere”.

“Non è mai stato facile scegliere per me. Liceo classico o liceo scientifico? Ingegneria o architettura? Master all’estero o in Italia? Sono una ragazza curiosa e ho sempre avuto interessi molto variegati, dalla danza alla matematica, dal teatro greco al nuoto.

 

Non mi è mai piaciuta l’idea di scegliere una sola strada, perché mi sembrava di rinunciare a occasioni ed esperienze che avrei potuto vivere. Per questo ho sempre cercato di non perdermi niente tra scuola, danza, ripetizioni, scout e i tanti progetti in cui mi sto facendo coinvolgere”.

 

Giulia Realmonte ha scelto il liceo classico con indirizzo PNI, in modo da poter coltivare sia la parte umanistica che le materie scientifiche in cui si è sempre sentita a suo agio. Al momento di scegliere l’università, ha capito che voleva intraprendere un percorso accademico e professionale che affrontasse le grandi sfide del nostro mondo e cercasse nuove soluzioni.  Per questo, tra l’elenco delle ingegnerie del Politecnico di Milano, la scelta è caduta su ingegneria energetica: trovare nuovi modi per produrre energia senza inquinare la incuriosiva, affascinava e le sembrava una bella sfida in cui lanciarsi.

 

“E ora eccomi qua, a qualche mese dalla fine della magistrale. Negli anni mi sono appassionata sempre di più al tema dell’energia e a tutte le sue sfaccettature. Certo, al Politecnico non si parla solo di rinnovabili, ma mi sono accorta che la sfida non è limitata al numero di turbine o di pannelli fotovoltaici installati. Il bello di questo settore sta nella sua multi-disciplinarietà: per realizzare una reale transizione energetica, c’è bisogno dell’apporto di conoscenze da campi diversi, dalla chimica all’ingegneria e all’economia, che devono collaborare e rafforzarsi a vicenda. Non esiste una ricetta unica per il sistema energetico del futuro, ma ogni paese deve trovare il giusto mix e ogni nuova fonte e soluzione può dare il suo contributo. Da nuotatrice, uno dei miei sogni è quello di trovare un modo per sfruttare l’energia del mare, delle onde e delle maree su larga scala”.

 

Per non rinunciare a niente, in questi anni Giulia ha continuato a dare ripetizioni di latino e greco e ha sempre continuato a fare la scout, fino a diventare capo responsabile di un gruppo di 30 bambini, tra gli 8 e gli 11 anni. “Gran parte della donna che sono oggi lo devo al percorso scout, perché mi ha insegnato ad avere fiducia in me e nelle mie capacità. Mi sentivo in dovere di dare qualcosa in cambio. Sono poi entrata a far parte di Ingegneria Senza Frontiere, un’associazione di studenti e professori del Politecnico impegnata in progetti di cooperazione e sviluppo sostenibile: in questo modo mi sembrava di portare un po’ dello spirito scout anche nel mio campo di lavoro”.

 

Racconta infine dell’esperienza di The Future Makers: “Essere selezionata è stata una grande soddisfazione, ma anche una grande responsabilità: sono tornata a casa da quei quattro giorni motivata e piena di grinta, convinta che il futuro dell’Italia è nelle nostre mani e che la nostra generazione ha la possibilità di cambiare qualcosa e di sfruttare il potenziale del nostro Paese. Ho conosciuto tanti ragazzi miei coetanei che condividono con me questa voglia di contribuire al cambiamento: non solo lamentarsi per quello che non funziona, ma cercare una soluzione e rimboccarsi le maniche per realizzarla. Lo stesso approccio che anni di scoutismo mi hanno insegnato”. 

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