FUTURE MAKERS

Giulio Zorzi

“Praticando sci alpinismo e arrampicata ho raccolto insegnamenti che ancora adesso mi accompagnano, come condividere rischi e decisioni importanti, perché solo un team affiatato è davvero efficiente quando si trova in difficoltà”.

“Mi chiamo Giulio Zorzi e sono un Future Maker”. Torinese di nascita, le sue origini sono in Trentino, fra le montagne della Val di Fiemme. Montagne che rappresentano un punto saldo della sua storia: “Praticando sci alpinismo e arrampicata ho raccolto insegnamenti che ancora adesso mi accompagnano. Il rapporto con la solitudine e la fatica durante le traversate in solitaria.

 

La responsabilità del leader di cordata, delle decisioni prese quando uno sbaglio può costare molto caro, a te e a chi a te si è affidato. Ma anche la consapevolezza di doversi fidare di chi ti accompagna e si trova all’altra estremità della corda, i compagni dalle cui azioni dipende la tua sicurezza. La necessità di condividere i rischi e le decisioni importanti, perché solo un team affiatato è davvero efficiente quando si trova in difficoltà”.

 

“Gli insegnamenti della montagna mi hanno aiutato moltissimo, anche nei momenti più faticosi di un percorso educativo, un po’ tortuoso, mirato a un’altra mia grande passione: le neuroscienze. Mi ricordo che, fin da piccolo, ascoltavo affascinato i racconti di un amico dei miei genitori, ricercatore al Department of Brain and Cognitive Sciences al MIT, sui primi tentativi di brain-machine interfacing. Sognando di seguire i suoi passi, al liceo ho cominciato a interessarmi più attivamente di neuroscienze, divorando gran parte della letteratura di settore. Questa passione mi ha portato ad allontanarmi dalla mia formazione classica e a iscrivermi a Ingegneria Fisica al Politecnico di Torino, con in mente il progetto di arrivare, un giorno, a studiare il cervello con strumenti ancora inesplorati”.

 

Alla fine della triennale Giulio ha iniziato un Master Internazionale in Nanotecnologie fra Italia, Francia e Svizzera, che gli ha permesso di avvicinarsi sempre di più al suo obiettivo. “Durante il mio primo progetto di ricerca all’ETH di Zurigo ho studiato lo sviluppo di circuiti neurali in culture cellulari 2D, e i risultati ottenuti mi hanno dato la possibilità di sviluppare una tesi sperimentale all’Harvard-MIT Division of Health Sciences and Technology dedicata alla creazione di un cervello 3D per lo studio delle malattie neurodegenerative”. Ed è proprio durante la tesi che, quasi per caso, è venuto a conoscenza dell’iniziativa The Future Makers: “Ammetto che, durante i primi processi di selezione, avvenuti via Skype e combattendo contro un fuso orario ostile, non avevo capito la portata dell’evento. Appena arrivato a Milano, invece, mi sono trovato catapultato all’interno di un’esperienza sconvolgente che, in quattro giorni, mi ha cambiato profondamente. Un bagno di umiltà, ma anche un continuo mettersi alla prova. Conoscere così tante persone eccezionali, tutte assieme, è sicuramente destabilizzante. Superato lo sbigottimento, però, sono rimaste le persone. E molte sono diventate quei compagni che vorrei portarmi dietro in ogni avventura”.
 


In questo momento Giulio si ritrova a un bivio: dopo quasi tre anni fuori dall’Italia, deve decidere se rientrare o continuare la carriera all’estero. “Quei pochi giorni di The Future Makers, però, mi hanno esposto a così tanti stimoli da parte di persone che in Italia vogliono restare e lavorare per renderla migliore, competitiva, che hanno davvero cambiato le mie prospettive: adesso voglio tornare anch’io, e dare il mio contributo”.

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